Vita nei porti / Attualità

Da Tolone ai ghiacciai della Groenlandia: uno sguardo all’incredibile avventura della Missione Sedna

12 ottobre 2026

Dopo sei mesi di una traversata impegnativa tra la rada di Tolone e i ghiacci della Groenlandia, l’equipaggio della Bernick ci consegna il suo diario di bordo. Intervista esclusiva con l’equipaggio.

Scoprite qui sotto l'intervista a Tristan, Mathieu, Benoît, Vianney e Thomas:

Potreste presentarci l'associazione Nerrivik, la sua filosofia e ciò che ha spinto ciascuno di voi a lanciarsi in questa avventura fuori dal comune?

L'associazione Nerrivik è stata fondata cinque anni fa a Tolone. Fin dalla sua fondazione, ogni anno viene organizzata una nuova spedizione con un equipaggio sempre diverso. Tutte le spedizioni si basano su tre pilastri: educativo, scientifico e sociale.

La componente didattica si basa su un programma realizzato con gli alunni delle scuole elementari di Tolone, con l’obiettivo di far loro scoprire il mondo marittimo e le sfide legate agli ambienti che attraversiamo. La componente scientifica consente di condurre, lungo tutto il percorso, diversi studi in collaborazione con laboratori francesi. Infine, la componente sociale consiste nel far navigare, nel corso dell’anno, giovani provenienti da quartieri svantaggiati.

Al di là di queste tre missioni, le nostre motivazioni personali convergevano verso un unico desiderio: partecipare a un progetto ricco di significato, che andasse oltre le nostre capacità e che ci permettesse di vivere un’avventura impegnativa, umana e fuori dal comune, alla scoperta di territori difficilmente accessibili.

 

Partire in autonomia verso le alte latitudini non è una cosa che si improvvisa. Come avete preparato la barca a vela “Bernick” per affrontare una spedizione del genere?

Abbiamo avuto un mese intero a Tolone per preparare la partenza. Gran parte di questo periodo è stata dedicata alla ristrutturazione del Bernick, con l’obiettivo di rendere l’imbarcazione il più funzionale, affidabile e robusta possibile per diversi mesi di navigazione in autonomia.

Abbiamo inoltre seguito diversi corsi di formazione per ampliare le nostre competenze. In particolare, abbiamo dovuto imparare a navigare tra i ghiacci e perfezionarci nella navigazione d’alto mare, che richiede una preparazione e una vigilanza particolari.

Infine, abbiamo seguito un corso di sopravvivenza con la SNSM per imparare a reagire alle diverse situazioni di rischio che avremmo potuto incontrare nel corso della spedizione. Questa preparazione ci ha permesso di affrontare la partenza con maggiore sicurezza e, soprattutto, con le competenze necessarie per muoverci in un ambiente così impegnativo.

Siete appena tornati da una spedizione di diversi mesi tra il Mediterraneo e la Groenlandia. Qual è stato il vostro itinerario e quali sono stati, per voi come equipaggio, i tratti di navigazione più impegnativi o più significativi?

Abbiamo lasciato Tolone all’inizio di aprile. Abbiamo poi attraversato lo stretto di Gibilterra a metà aprile, per poi raggiungere la Bretagna all’inizio di maggio. Dalla Bretagna abbiamo proseguito il nostro viaggio verso il Regno Unito, poi verso l’Islanda, prima di fare rotta verso la Groenlandia.

Ogni tappa ha comportato le sue difficoltà e i suoi insegnamenti, ma uno dei momenti che sicuramente rimarrà più impresso nella nostra memoria è l’arrivo in Groenlandia. Dopo diverse settimane di navigazione, scoprire i primi iceberg e vedere spuntare quelle montagne innevate che si tuffano direttamente nel mare è stato un momento particolarmente intenso.

È stato in quel momento che ci siamo davvero resi conto del cambiamento di ambiente e della portata della spedizione che stavamo vivendo.

Vivere in compagnia su una barca a vela di 12 metri durante una traversata a lungo raggio è un’esperienza umana intensa. Come si è organizzata la vita quotidiana a bordo?

La vita a bordo si basava soprattutto su un’organizzazione collettiva. Avevamo un sistema di turni che permetteva di ripartire i vari compiti quotidiani, in particolare la cucina, il lavaggio dei piatti e la pulizia della barca.

Ma al di là di questa organizzazione pratica, attribuivamo grande importanza anche alla comunicazione all’interno dell’equipaggio. Organizzavamo regolarmente riunioni dell’equipaggio, che permettevano a ciascuno di esprimersi liberamente su ciò che poteva essere migliorato o modificato nella vita quotidiana a bordo.

Vivere per diversi mesi su una barca di 12 metri richiede inevitabilmente capacità di adattamento, ascolto e solidarietà. Questa organizzazione ci ha permesso di mantenere un buon equilibrio all’interno del gruppo, nonostante la convivenza ravvicinata e le condizioni a volte difficili.

Al di là del vostro status di studenti, formavate un equipaggio specializzato: se facciamo un bilancio di questi mesi trascorsi in mare, quali sono stati i risultati concreti e gli insegnamenti tratti per ciascuno dei vostri settori di attività?

Al di là delle competenze tecniche specifiche della navigazione, questa avventura ci ha permesso soprattutto di sviluppare numerose competenze che ci saranno utili nei nostri studi e nelle nostre future professioni.

In particolare, abbiamo fatto enormi progressi nella gestione dei progetti. Organizzare una spedizione di questa portata per oltre un anno e mezzo, pur continuando i nostri studi, ci ha insegnato a organizzarci, a lavorare in squadra e a portare avanti un progetto nel lungo periodo, nonostante gli imprevisti.

La preparazione della missione ci ha inoltre portato a collaborare con numerose aziende, partner e professionisti che ci hanno affiancato in questa avventura. Abbiamo dovuto imparare a instaurare un rapporto di fiducia, a rispettare i nostri impegni e a trasmettere i valori dell’associazione a ciascuno dei nostri partner.

Infine, la vita a bordo ci ha fatto crescere come persone. Vivere diversi mesi in equipaggio, prendere decisioni collettive, affrontare le difficoltà e imparare a contare gli uni sugli altri sono esperienze che ci accompagneranno ben oltre questa missione.

Inoltre, nel corso delle varie tappe, abbiamo avuto anche l’occasione di mettere in pratica l’inglese in situazioni molto concrete, cosa che è sempre preziosa nel nostro percorso di studenti e professionisti.

Dopo aver vissuto al ritmo delle onde e del vento, ora si torna sulla terraferma. Qual è il bilancio complessivo che traete da questa spedizione e qual è l’immagine o la lezione più significativa che vi rimarrà impressa nella memoria?

Il ritorno a terra è avvenuto alla fine in modo piuttosto naturale: eravamo tutti molto felici di ritrovare un vero letto che non si muove! Probabilmente ci vorrà ancora un po’ di tempo per renderci pienamente conto del viaggio che abbiamo appena compiuto.

Ma quando guardiamo le immagini della nostra navigazione in Groenlandia, ci rendiamo già conto di quanto questa spedizione sia stata davvero straordinaria. Dopo diversi mesi di navigazione, raggiungere il fondo dello Scoresby Sund e ritrovarci circondati da montagne, immense distese d’acqua e iceberg rimarrà senza dubbio uno dei ricordi più intensi della nostra vita.

Al di là dei paesaggi, ricorderemo soprattutto ciò che questa avventura ci ha insegnato: la capacità di andare avanti insieme, di adattarci agli imprevisti e di spingerci oltre ciò che pensavamo fosse possibile.

Sono proprio questi momenti vissuti insieme, tanto quanto i paesaggi della Groenlandia, che rimarranno impressi nei nostri ricordi.

Quali sono i vostri progetti per il prossimo anno e per gli anni a venire?

Per il momento, continuiamo ancora per un po’ a seguire l’avventura di Nerrivik, accompagnando la nuova squadra della Missione SIKU, che a sua volta partirà alla volta delle Svalbard nel mese di marzo.

Ci godremo anche un po' la vita sulla terraferma e torneremo a un ritmo un po' più tradizionale, prima di rituffarci a pieno ritmo nei nostri studi, che ora dobbiamo portare a termine!

E anche se non sappiamo ancora dove ci porteranno i prossimi anni, una cosa è certa: questa missione ci ha fatto scoprire il gusto per i progetti fuori dal comune. Speriamo quindi che questa non sia la nostra ultima avventura.

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